Il pasto libero | #cheatmeal

“Dottoressa, al mare potró mangiarmi un fritto misto?”

Se fatta bene una dieta non dovrebbe portare grandi sacrifici. Va cucita su misura ad ogni paziente, incoraggiando la sua motivazione e le buone abitudini già presenti, correggendo gli errori, trovando un’alternativa agli sgarri e – perché no – riempiendo di idee e sapori nuovi la sua tavola.
Il pasto libero peró è tutta un’altra faccenda.
Mi hanno insegnato che una dieta è efficace se
fatta all’80%. Lasciate stare la caramella in più, i cioccolatini portati dalla collega, le patatine offerte all’aperitivo o la panna montata nel caffè. Non sono queste le cose per cui valga la pena sgarrare. 
Il pasto libero, dicevo, è tutta un’altra faccenda. È obbligatorio ogni tanto e, soprattutto, serve per nutrire il cuore. Aiuta a dirsi “tengo duro, tanto poi sabato sera mangio la pizza”, a premiarsi, ad avere quella libertà di scelta che rende più facile l’aderenza al piano alimentare nel resto dei giorni.

Certo, a tutto ci sono dei limiti, ma questo lo sapevate già, vero? Esistono dei trucchetti per gestire anche il #cheatmeal godendoselo al 100%, senza esagerare e cancellando i sensi di colpa.

In foto, una mia confessione: pasto libero al Temakinho di via Boccaccio a Milano.

 

#ladietistaadieta

Facciamo che non ci giro intorno e ve lo dico tutto d’un fiato.
Lunedì. 1º Maggio.
E DIETA SIA.

È un po’ che ci penso, forse troppo. Giorni. Settimane. Ammettiamolo: Mesi.
E voi direte: “Sei dietista, è il tuo lavoro, com’è possibile avere tutti questi pensieri prima di buttarsi?”.
È proprio questo il fatto. Per come sono fatta io e proprio perché è la mia professione e la mia vita, non ci si butta. Non si tenta. Se si decide SI FA. Con gli imprevisti, i ritardi, i compleanni, le domeniche in famiglia, le nonne che insistono, la voglia di pizza. Con tutto. Si fa. Ci metto la faccia, il piatto, il frigorifero. Ci metto i numeri sulla bilancia e l’elenco della spesa. In più non me la voglio rendere facile. Niente calcoli da manuale né menù settimanali concordati con la mia (santa ed esageratamente paziente) famiglia. Scrivo dieta ma se siete miei amici o miei pazienti (o entrambi) sapete che si traduce con “stile di vita”. Scelte consapevoli messe insieme e portate avanti con convinzione e fatica, come tutte le cose che contano. Inevitabilmente i risultati arrivano. Salute. Energia. Nel mio caso anche leggerezza. Se proprio proprio mi impegno con l’attività fisica forse ci scappa qualche muscoletto definito, quasi per sbaglio. Ok, non cominciamo ad esagerare e partiamo dai fondamentali.

Mi sono fatta visitare dal mio medico del cuore () e con tutti gli strumenti del mestiere alla mano ho segnato il peso, la composizione corporea e le circonferenze principali. Si inizia da qui. Un percorso senza limite di tempo in cui spero di darvi infinito buon esempio e di farvi sorridere per ogni esperimento mal riuscito ed ogni passo falso che – ne sono certa – ci sarà.

15 marzo | Il fiocchetto lilla

Sono certa che nessuno rimarrà sorpreso dal fatto che il mio primo post parli proprio di questo. Ieri era il 15 marzo, giornata nazionale del fiocchetto lilla, simbolo della lotta contro i dca e del sostegno a chi combatte in silenzio questa battaglia verso la libertà.

Non so se chi non conosce o ama qualcuno affetto da un disturbo alimentare riesca a immaginare la sofferenza e la paura che vi si nascondono. Ammalarsi di dca non è una scelta. Affidarsi e chiedere aiuto non è facile. Essere capiti sembra impossibile quando la testa e gli occhi ti mostrano qualcosa che nessun altro oltre a te riesce a vedere. 

Il fiocchetto lilla serve anche a non dimenticare chi non ce l’ha fatta, a dare voce a chi non trova le parole e sostegno verso chi, giorno dopo giorno, resta aggrappato con una forza immensa alla voglia di vivere.
Guarire è possibile.